Lavoriamo nelle ore
che nessuno vede.
Quando l'ufficio dorme, quando l'ascensore di servizio è libero, quando le scrivanie possono attraversare il corridoio senza disturbare nessuno. È così che Makhymo allestisce gli uffici dei suoi clienti: con squadre formate sul prodotto, un cronoprogramma condiviso e la regia di un solo project manager, dalla prima consegna all'ultima vite.
Pianifica il cantiereUna giornata di cantiere comincia molto prima che le luci dell'ufficio si accendano.
Una giornata
di cantiere.
Le ore raccontate da chi le vive. Una giornata-tipo di allestimento Makhymo, dalla partenza dal magazzino di Asti alla consegna delle chiavi al committente.
Si comincia dal controllo.
La giornata parte dal magazzino. Il materiale è già stato preparato e verificato in base al cronoprogramma: scatole, ferramenta, strumenti, teli di protezione, attrezzature per il montaggio.
Il furgone viene caricato seguendo una logica precisa: ciò che servirà per ultimo entra per primo, ciò che servirà subito resta più accessibile. È una regola semplice, ma decide il ritmo di tutta la giornata.
Sul cruscotto c’è il cronoprogramma stampato. La squadra ha già visto i disegni nei giorni precedenti, ma controlla un’ultima volta i percorsi interni dell’edificio, gli accessi, l’orario di apertura della reception e il nominativo del referente in loco.
Le prime mezzore valgono doppio.
La squadra arriva sul cantiere e si prende il tempo necessario per organizzare il lavoro prima di iniziare il montaggio vero e proprio. Si stendono i teli di protezione sul pavimento, si posizionano transpallet e attrezzature, si verificano gli accessi e si individua l’area da usare come magazzino temporaneo.
Niente fretta. Ogni minuto speso qui serve a evitare rallentamenti dopo.
Il primo carico viene scaricato lungo la parete stabilita, lasciando liberi i passaggi. Le scatole sono numerate e suddivise per ambiente, in modo che ogni montatore sappia dove andrà a finire ciò che ha in mano.
Le scrivanie prima delle sedute.
Si parte dalla zona più lontana dall’ingresso e si lavora indietro, così da non attraversare aree già montate con imballi ancora chiusi. Le scrivanie operative escono per prime: struttura, piani, regolazioni, passacavi.
Le sedute arrivano dopo. Restano fuori dalla zona finché le postazioni non sono completate, perché altrimenti finiscono per intralciare il passaggio. Sono piccoli ordini di sequenza, ma fanno la differenza tra un cantiere fluido e uno che si pesta i piedi.
Il punto della situazione.
Prima della pausa si fa il punto con il referente del committente, quando presente, o con il project manager. Si guarda insieme cosa è stato completato, cosa resta da montare e se ci sono stati intoppi che richiedono di rimodulare il lavoro del pomeriggio.
Qualche fotografia documenta l’avanzamento. Se il cliente non è in sede, riceve comunque un aggiornamento chiaro. Niente sorprese a fine giornata.
Mentre una sala si chiude, un'altra apre.
Una buona squadra non lavora mai solo in serie. Mentre una parte del team completa gli ultimi dettagli dell’open space e ritira gli imballi, gli altri preparano il modulo successivo: uffici direzionali, sala riunioni o ambienti più delicati.
Qui il ritmo cambia. Alcuni elementi richiedono più attenzione, più precisione, più controllo: piani, contenitori, pareti, finiture, allineamenti. Si lavora con metodo, si controlla due volte, si evita di dover tornare indietro.
Collaudo postazione per postazione.
Quando il montaggio principale è completato, comincia il giro di collaudo. Si prova ogni meccanismo: altezza delle scrivanie, stabilità delle postazioni, apertura dei cassetti, regolazioni delle sedute, passacavi, maniglie, ante e contenitori.
Si annota tutto su una scheda. Se qualcosa non funziona come deve, si interviene subito.
Il collaudo non è un atto formale. È il momento in cui si capisce se il cantiere è davvero finito o se qualcosa deve ancora essere sistemato.
Niente cartoni, niente residui.
I cartoni vengono ripiegati e caricati sul furgone. La pellicola viene raccolta e separata. Le polveri della trapanatura vengono aspirate. I teli di protezione tornano nel furgone, pronti per il cantiere successivo.
L’obiettivo è lasciare l’ufficio nello stato in cui un dipendente dovrebbe trovarlo il giorno dopo: pulito, ordinato, utilizzabile.
La consegna finale avviene insieme al referente del committente. Si verificano gli ambienti, si condividono eventuali note operative e si lasciano i riferimenti per assistenza, garanzie e documentazione.
La giornata finisce dove era cominciata.
Il furgone rientra in magazzino. La squadra scarica teli e attrezzature, mette in carica le batterie degli avvitatori, controlla l’inventario degli strumenti e segnala eventuali materiali residui.
Si chiude la pratica: ore lavorate, attività completate, eventuali note da riportare al cliente o al project manager. Domani ci sarà un altro ufficio da preparare, un altro spazio da rendere pronto al lavoro.
Cosa portiamo
con noi.
Un cantiere ben equipaggiato non chiede prestiti al cliente. Tutto ciò che serve per montare un ufficio — protezioni, attrezzature, ricambi, materiali di consumo — viaggia con la squadra dal magazzino di Asti al cantiere e ritorno.
Cassetta utensili completa
Avvitatori, chiavi a brugola di ogni misura, livelle digitali, metri laser. Ricaricati la sera prima del cantiere.
Teli di protezione
Per pavimenti, per muri freschi di pittura, per superfici delicate in ascensore e nei corridoi.
Scale e strumenti di movimentazione
Scale telescopiche, carrelli e transpallet per lavorare in sicurezza, raggiungere punti in quota e movimentare arredi e materiali pesanti senza danneggiare pavimenti, pareti e ambienti già finiti.
Ricambi e minuteria
Viti, gambe, regolatori, mensole supplementari. Le piccole imprevedibilità si risolvono senza dover ripartire.
Documentazione di cantiere
Cronoprogramma, schede tecniche dei prodotti, schede di sicurezza, formulari per lo smaltimento.
DPI individuali
Scarpe antinfortunistica, guanti tecnici, occhiali di protezione. Ogni squadra ha il proprio kit personale.
Cantieri
che ricordiamo.
Tre interventi recenti raccontati nei loro vincoli e nelle scelte operative che li hanno risolti.
Quando l’attività doveva restare ordinata.
Lo studio aveva bisogno di rinnovare reception, sala d’attesa e alcune postazioni operative, ma non poteva permettersi di trasformare gli ambienti in un cantiere disordinato.
Durante i giorni dell’intervento alcune aree dovevano restare accessibili al personale e, soprattutto, tutto doveva essere gestito con attenzione: percorsi liberi, pavimenti protetti, materiali sempre sotto controllo.
La sfida non era tanto la quantità di arredi da montare, quanto l’organizzazione degli spazi. Corridoi stretti, stanze già arredate in parte, passaggi condivisi e la necessità di non accumulare imballi nelle zone di transito ci hanno imposto un lavoro molto preciso, diviso per fasi.
La soluzione è stata procedere per ambienti: prima la sala d’attesa, poi la reception, infine le postazioni interne. Ogni zona veniva liberata, protetta, allestita e ripulita prima di passare alla successiva. Il materiale è arrivato in cantiere già suddiviso per area, così da ridurre gli spostamenti interni e lasciare sempre gli spazi ordinati. A fine giornata lo studio non sembrava “quasi finito”: sembrava già pronto per essere vissuto.
Quattro mestieri nello stesso piano.
L'intervento è arrivato mentre erano ancora aperti i cantieri di tinteggiatura, posa pavimento e elettrico. Bisognava convivere senza pestarsi i piedi.
La parte difficile è stata costruire un cronoprogramma che tenesse insieme quattro maestranze diverse. Abbiamo concordato con lo studio di architettura che le tinteggiature finissero entro un certo giorno; che il pavimento fosse posato e protetto entro il giorno dopo; che noi entrassimo solo quando i lavori più sporchi erano chiusi.
Per gestire l'ultima settimana — in cui tutti erano ancora in cantiere — abbiamo lavorato per zone non sovrapposte. Un piano è stato diviso in tre aree e ogni area aveva, in ciascun momento, una sola maestranza al lavoro. Sembra ovvio scritto così, ma in pratica richiede un coordinamento minuto e tante telefonate.
Un piano alla volta, con l'azienda al lavoro.
Tre piani da rinnovare con tutti i dipendenti operativi. La condizione non negoziabile era che nessuno spostasse mai più di una scrivania per volta.
Il committente ci ha chiesto di pensare un cantiere in cui le persone non dovessero mai lavorare in trasferta o in smart working forzato. Per una multinazionale logistica abituata a operare sette giorni su sette, un pomeriggio fuori dalla sede vale parecchio.
La soluzione è stata dividere ogni piano in zone da dieci postazioni, sei settimane di calendario, una zona spostata ogni settimana. I dipendenti della zona attiva venivano riposizionati in una zona "tampone" già allestita, lavoravano lì per tre giorni mentre noi rifacevamo la loro postazione, e tornavano al loro posto il giovedì sera. La logistica delle persone è stata complicata almeno quanto quella degli arredi. Ma alla fine nessuno ha mai messo il computer su un tavolino di fortuna.
Quando capita
l'imprevisto.
Ogni cantiere ha le sue sorprese. Negli anni abbiamo costruito una serie di risposte rapide ai problemi che ricorrono più spesso. Eccoli in breve.
E se l'ascensore di servizio non funziona il giorno della consegna?
Lo verifichiamo nel sopralluogo, ma succede comunque. La regola è semplice: nessun arredo grande sale per le scale. Si riprogramma la consegna entro 48 ore con la condivisione di un nuovo cronoprogramma. Mai forzature, mai scorciatoie che rovinano gli imballi o le pavimentazioni.
E se un pezzo arriva difettoso o danneggiato?
Sul furgone viaggiano sempre alcuni ricambi delle componenti più critiche. Per i pezzi grandi attiviamo la sostituzione col marchio entro la giornata e, se non si può completare, ripianifichiamo il modulo coinvolto senza fermare il resto del cantiere.
E se ci sono altri lavori in corso che non erano previsti?
Coordiniamo direttamente le altre maestranze quando possibile, oppure ci ritiriamo per tornare in giornate in cui il piano è libero. La regia condivisa con l'impresa edile o lo studio di architettura è inclusa nel servizio: un cantiere non si fa contro gli altri, si fa con gli altri.
E se il cliente cambia idea su una zona durante il montaggio?
Capita. Se la modifica è contenuta — uno spostamento di postazioni, una diversa orientazione delle scrivanie — la facciamo in giornata. Se richiede materiali aggiuntivi o sostituzioni, prepariamo un'offerta integrativa nel giro di 24 ore e riprogrammiamo la zona interessata.
E se c'è del vecchio arredo da togliere e nessuno se n'è occupato?
Ci occupiamo noi del ritiro, dello smontaggio, del trasporto e dello smaltimento, con tracciabilità completa secondo le normative vigenti. Quando l'arredo è ancora in buone condizioni valutiamo la ricollocazione: spostamento in altre sedi del gruppo, donazione a enti del territorio, immissione nel circuito del riuso.
E se l'ufficio è ancora abitato durante l'intervento?
Lavoriamo per fasi e per zone, con barriere temporanee che separano l'area di cantiere da quella in attività. In alternativa interveniamo fuori orario: serate, notti, weekend, chiusure aziendali. Le squadre vengono dimensionate per finire entro la finestra disponibile.
Risposte rapide, supporto concreto
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